L’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia favorevole al Ddl Mastella
Architetti. Roma favorevole al Ddl Mastella. Il presidente dell’Ordine: «Il sistema è inutile»
MILANO - «Il sistema degli Ordini è anacronistico e inutile e ormai la legge che li riforma deve essere approvata, altrimenti meglio abolirli». Non aderirà alla raccolta di firme per la proposta di iniziativa popolare, voluta dal Cup, (in aperta polemica con il presidente del suo Consiglio nazionale, Raffaele Sirica) il presidente degli architetti di Roma, Amedeo Schiattarella. Che proprio al tema del “dis-ordine” professionale dedica questa sera alle 18,30 a Roma, alla Casa dell’Architettura di piazza Fanti, una tavola rotonda cui sono invitati parlamentari, professionisti e il Guardasigilli, Clemente Mastella.
«Non vedo perchè dobbiamo arroccarci - ha spiegato Schiattarella - in una difesa corporativa nei confronti di un testo, quello Mastella, che è migliorabile, ma rappresenta una piattaforma di opportunità per un effettivo ammodernamento». Per il presidente di Roma - che ribadisce come la “base” non solo dell’architettura sia in fermento - i Consigli nazionali parlano solo di difendere il numero esistente di Ordini, le tariffe o di lasciare intatta la rappresentanza. Invece, ha detto Schiattarella, «manca completamente, da parte dei vertici dell’architettura, ad esempio, un “disegno” per sostenere la progettualità, che è il vero patrimonio comune delle professioni tecniche». Per questo, ha concluso, dialoghiamo con le istituzioni in maniera parallela rispetto al Consiglio nazionale.
Ad esempio, ha aggiunto Francesco Orofino (sindacato Inarch), rispetto al Cna e al Cup «siamo favorevoli agli accorpamenti tra professioni analoghe e alla ridefinizione delle attività che esprimono interessi pubblici meritevoli di tutela».
Alla base, ha sottolineato anche Alberto Scarzella (Codiarch), c’è il deficit di rappresentanza espresso dagli Albi: «L’Ordine, a iscrizione obbligatoria, tutela l’interesse comune e non può rappresentare i suoi iscritti. Anche perchè l’architettura è composta, per la maggior parte, da professionisti dipendenti, ma anche da docenti universitari. E gli autonomi si dividono tra chi ha ancora piccoli studi e chi possiede società di progettazione che operano come imprese e che non sono affatto contrarie all’apporto di capitale, anche di maggioranza».
di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 20.06.07

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