
Negli ultimi decenni , a partire dagli anni ’70, il dibattito sul tema della sostenibilità ambientale è stato di carattere interdisciplinare e ha coinvolto studiosi, organizzazioni internazionali e movimenti di opinione. Si è giunti a formulare il principio di sviluppo sostenibile , sancito per la prima volta dal Rapporto Brundtal nel 1987, ossia: “ lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”.
Nel 1992, durante la Conferenza tenutasi a Rio de Janeiro su “Ambiente e Sviluppo”, 170 paesi di tutto il mondo aderiscono ad Agenda 21, documento programmatico su ambiente, economia e società. A partire da questo momento il modello socio-economico basato esclusivamente sul Prodotto Interno Lordo (PIL), come indicatore di efficienza di un Paese, viene messo in discussione a favore di un modello basato invece sul Prodotto Interno Netto Ecologico (PINE). La “Campagna Europea Città Sostenibili”, scaturita dalla Conferenza di Aalborg, tenutasi in Danimarca nel 1992, in Italia si concretizzerà nel 1999, a Ferrara, con la nascita del “Coordinamento Nazionale Agende 21 locali”. Un ruolo decisivo è riconosciuto alle amministrazioni locali nell’attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile, basate sul principio che l’insieme dei sistemi naturali e artistico-culturali presenti sul territorio costituiscono capitale di primaria importanza. Si ribadisce che i temi legati al governo del territorio debbano implicare innovazione di procedure e contenuti nelle decisioni relative alla pianificazione, passando attraverso la partecipazione informata dei cittadini nei processi di trasformazione urbana.
Alla luce di questi concetti, quali sono le implicazioni propriamente urbanistiche nella gestione dell’ambiente urbano? Una prima conseguenza è il superamento del principio di “espansione regolata della città”, che appare fortemente riduttivo e inadeguato, in favore della tutela dell’integrità fisica del territorio. Ne deriva il concetto che la crescita insediativa non può passare attraverso ulteriori consumi di suolo. Il soddisfacimento della sommatoria di interessi compositi, anche se legittimi e rilevanti, non è sufficiente a soddisfare la funzione sociale, collettiva e ambientale di un piano, a qualsiasi livello, per cui la negoziazione sugli interventi di tipo ambientale non è detto che sia sempre possibile e legittima.Da ora in poi la qualità delle politiche urbanistiche si misurerà sulla loro capacità di :
- favorire meccanismi di riproducibilità delle risorse naturali
- garantire la riduzione di consumo del suolo
- limitare al minimo la realizzazione di nuove strade potenziando il trasporto pubblico
- migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua
- salvaguardare i sistemi naturali
- interrompere i processi di abusvismo
In sintesi, il sistema di pianificazione dovrà essere basato sulla capacità di ogni regione di produrre nel rispetto del Prodotto Interno Netto Ecologico. Sia a livello normativo che culturale è ora di abbandonare definitivamente il concetto ormai obsoleto di “utilizzo” del territorio in favore di un governo dello stesso basato sulle sue “vocazioni” naturali e culturali.
Nonostante la marginalità delle tematiche ambientali nella pratica urbanistica italiana di tipo “tradizionalista”, anche nel nostro Paese non sono mancati esempi noti e meno noti, a partire dagli anni ’60 e ’70, di particolare attenzione verso gli aspetti qualitativi del territorio, sebbene limitata ad alcuni elementi peculiari come: centri storici, preesistenze, adiacenze dei centri urbani, sistemi collinari e paesaggio agrario. Senza pretendere di volere essere all’avanguardia nelle politiche urbanistiche di nuova generazione, si può ragionevolmente dire che lo stesso sia avvenuto o stia avvenendo nel nostro territorio? Che cosa è stato fatto o si sta facendo per ridurre il consumo di suolo o per salvaguardare il nostro sistema collinare?
Per approfondimenti:
http://www.assa-cee.org/asUrbanistica.htm
http://www.cittasostenibile.it/
http://www.unifi.it/urbanistica/CMpro-v-p-293.html
Arch. V. Casalvieri
Associazione “NucleoArchitettiCiampino”