E’ assodato che il traffico è tra le cause principali dell’inquinamento atmosferico e acustico delle aree urbane: ad alti livelli di inquinamento, si risponde con qualche occasionale blocco del traffico, qualche stop alla circolazione, un po di targhe alterne, un po di rottamazioni e incentivi per l’acquisto di veicoli euro 4. Risultati ottenuti? Aumento delle vendite di auto, livelli di smog che restano stabili o che addirittura peggiorano, aumento del tempo perso per la mobilità in città.
A provvedimenti antinquinamento, adottati per tamponare il superamento dei valori rilevati dalle centraline, sarebbe opportuno affiancare una campagna di sensibilizzazione finalizzata a modificare nella popolazione, sia le abitudini negli spostamenti urbani, sia gli orari di offerta dei servizi. Uno sforzo comune (che coinvolga amministratori, cittadini singoli e associati, enti pubblici e privati) per un obiettivo collettivo di perseguire nuovi modi di vivere la città. E’ questo, un obiettivo il cui raggiungimento ha un iter apparentemente complesso (perché comporta la modifica di abitudini e stili di vita consolidati) ma possibile.
L’incoraggiamento a perseguire nuovi modi di vivere lo spazio urbano, arriva dai risultati positivi ottenuti dalle città che hanno adottato azioni sperimentali in ottica di “politiche temporali urbane”. Queste, si basano su una progettualità di “Piano” finalizzata ad innescare nella mobilità urbana, uno spostamento di attenzione dal metodo di approccio trasportistico e infrastrutturale, verso i cittadini e le diverse condizioni di spostamento. Sono città che, a seguito della Legge n. 53 del 2000, hanno adottato il “Piano Territoriale degli Orari” (PTO) e sperimentato misure per l’armonizzazione degli orari allo scopo di ridurre la mobilità in determinate fasce orarie, di conseguenza le emissioni di gas inquinanti nel settore dei trasporti.
Brevemente si accenna che, il “PTO” è documento di indirizzo e di azioni, descrive le problematiche e le criticità individuate a livello territoriale, definisce i progetti, anche sperimentali, da attuarsi gradualmente nella città. E’ obbligatorio per i comuni con oltre 30 mila abitanti ed è approvato dal Consiglio Comunale su proposta del Sindaco. Quest’ultimo ha il compito di elaborare le “Linee Guida” (attraverso forme di consultazionie con le altre Amministrazioni pubbliche, le parti sociali, le associazioni e gli organismi dei cittadini), di promuovere accordi con le componenti del tavolo di concertazione e di emettere le ordinanze per l’attuazione del Piano.
Le esperienze italiane di adozione di PTO hanno affrontato il tema della mobilità secondo tre modalità:
-
diluire in alcuni momenti della giornata/settimana/mese il traffico in aree urbane congestionate, agendo sul trasporto pubblico, sulla desincronizzazione degli orari scolastici e degli uffici aperti al pubblico di enti o società private. Provvedimenti presi in tal senso hanno ottenuto risultati positivi rispetto all’obiettivo di abbattimento delle punte di traffico in determinate fasce orarie giornaliere.
-
Costruzione di “patti della mobilità”, cioè di accordi formali e negoziabili con attori pubblici e privati produttori di “orari urbani vincolati” verso una offerta diversificata degli stessi.
-
Strategie d’azione orarie mirate a prestare attenzione ai calendari della vita sociale, di apertura delle attività, dell’apertura di cantieri su aree pubbliche e, infine, di ridisegno fisico degli spazi aperti alla sosta e all’attesa.
Si tratterebbe dell’adozione di strategie integrate, flessibili e condivise, finalizzate a modificare tempi degli spostamenti, a disincentivare l’attraversamento del territorio ai veicoli, ad incentivare l’uso di mezzi pubblici e la realizzazione di aree di sosta. E’ questo ciò che si propone per avviare, nella nostra città, un cambiamento culturale nella gestione/utilizzazione dei servizi e dello spazio urbano. Una proposta per una programmazione di Piano in materia di mobilità urbana, concordata, che ponga fine a situazioni contradditorie, di divieti e di servizi pubblici negati ai cittadini. Non ci illudiamo che un tale approccio possa essere completamente risolutivo di tutti le questioni legate alla mobilità nel nostro territorio che, come ben sappiamo, è attanagliato da pesanti problemi strutturali e da un consistente traffico di attraversamento condizionato da dinamiche esterne ai confini comunali, ma pensiamo che alcuni interventi mirati nell’ambito delle politiche temporali possano comunque contribuire a mitigare qualche disagio.
Arch. L. Ardingo
(Nucleo Architetti Ciampino)