Politiche temporali e mobilità urbana
E’ assodato che il traffico è tra le cause principali dell’inquinamento atmosferico e acustico delle aree urbane: ad alti livelli di inquinamento, si risponde con qualche occasionale blocco del traffico, qualche stop alla circolazione, un po di targhe alterne, un po di rottamazioni e incentivi per l’acquisto di veicoli euro 4. Risultati ottenuti? Aumento delle vendite di auto, livelli di smog che restano stabili o che addirittura peggiorano, aumento del tempo perso per la mobilità in città.
A provvedimenti antinquinamento, adottati per tamponare il superamento dei valori rilevati dalle centraline, sarebbe opportuno affiancare una campagna di sensibilizzazione finalizzata a modificare nella popolazione, sia le abitudini negli spostamenti urbani, sia gli orari di offerta dei servizi. Uno sforzo comune (che coinvolga amministratori, cittadini singoli e associati, enti pubblici e privati) per un obiettivo collettivo di perseguire nuovi modi di vivere la città. E’ questo, un obiettivo il cui raggiungimento ha un iter apparentemente complesso (perché comporta la modifica di abitudini e stili di vita consolidati) ma possibile.
Le esperienze italiane di adozione di PTO hanno affrontato il tema della mobilità secondo tre modalità:
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diluire in alcuni momenti della giornata/settimana/mese il traffico in aree urbane congestionate, agendo sul trasporto pubblico, sulla desincronizzazione degli orari scolastici e degli uffici aperti al pubblico di enti o società private. Provvedimenti presi in tal senso hanno ottenuto risultati positivi rispetto all’obiettivo di abbattimento delle punte di traffico in determinate fasce orarie giornaliere.
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Costruzione di “patti della mobilità”, cioè di accordi formali e negoziabili con attori pubblici e privati produttori di “orari urbani vincolati” verso una offerta diversificata degli stessi.
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Strategie d’azione orarie mirate a prestare attenzione ai calendari della vita sociale, di apertura delle attività, dell’apertura di cantieri su aree pubbliche e, infine, di ridisegno fisico degli spazi aperti alla sosta e all’attesa.
Si tratterebbe dell’adozione di strategie integrate, flessibili e condivise, finalizzate a modificare tempi degli spostamenti, a disincentivare l’attraversamento del territorio ai veicoli, ad incentivare l’uso di mezzi pubblici e la realizzazione di aree di sosta. E’ questo ciò che si propone per avviare, nella nostra città, un cambiamento culturale nella gestione/utilizzazione dei servizi e dello spazio urbano. Una proposta per una programmazione di Piano in materia di mobilità urbana, concordata, che ponga fine a situazioni contradditorie, di divieti e di servizi pubblici negati ai cittadini. Non ci illudiamo che un tale approccio possa essere completamente risolutivo di tutti le questioni legate alla mobilità nel nostro territorio che, come ben sappiamo, è attanagliato da pesanti problemi strutturali e da un consistente traffico di attraversamento condizionato da dinamiche esterne ai confini comunali, ma pensiamo che alcuni interventi mirati nell’ambito delle politiche temporali possano comunque contribuire a mitigare qualche disagio.
Arch. L. Ardingo

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