Palazzina ciampinese
Segnaliamo, dal sito http://www.archiwatch.it , questo interessante articolo firmato Giancarlo Galassi, riguardante un’opera realizzata, nel centro di Ciampino, all’inizio degli anni ‘60. L’autore è l’architetto romano Gianfranco Caniggia (1933-1987), progettista tra i principali esponenti della “Scuola romana”, docente tra i più importanti studiosi e teorici dell’architettura, per il quale progettare è sempre stato ri-progettare: senza leggere (il tessuto, l’edilizia, il territorio, la loro storia…) nessun progetto può avere luogo.
“Mies costruiva la Neue National Galerie a Berlino, Aalto la casa-torre di Brema, Le Corbusier il Parlamento di Chandigar, da poco era stato inaugurato il Guggenheim di Wright e intanto Gianfranco Caniggia nel 1962 (29 anni) costruisce una palazzina evitando di scimmiottare gli amati maestri protagonisti del jet set architettonico internazionale e ovviamente voltando le spalle all’idiota interpretazione nazionalista della modernità strumentale alla rappresentazione del regime nel Ventennio, con la quale si potrebbe confondere il suo lavoro se a studiarlo è uno sguardo poco attento alla sua straordinaria elaborazione dei particolari (la lezione di Ridolfi in Caniggia era stata vagliata dall’esperienza sull’architettura romana fatta con Fasolo disegnando dal vero).
Si tratta solo di una palazzina, un tema in fondo banale in un clima di boom edilizio che trasforma in pochi anni la città giardino di Ciampino da frazione a comune, niente per cui ci si dovrebbe impegnare a fondo, ma qui Caniggia, in una sorta di neoavanguardia suicida per l’immagine e per le possibilità di vedere pubblicato il proprio lavoro su L’Architettura di Zevi o su Casabella di Rogers e quindi di diventare un palazzinaro di grido come [omissis], riparte da dove le avanguardie avevano lasciato l’architettura italiana negli anni venti, pressoché azzerando il secolo breve di Hobsmawn, e cercando di ridare al nostro mestiere il particolare passo lungo che aveva perduto, una sua lentezza fatta di piccole trasformazioni progressive nel tempo dovute alla difficoltà del confronto tra innovazioni tecnologiche costruttive o moderne esigenze funzionali con le consuetudini consolidate nei luoghi.
In questo edificio la struttura in cemento armato deve integrarsi con una tradizione muraria che tutto il linguaggio architettonico romano comunica nella tripartizione dei prospetti in base elevazione coronamento, nell’uso dei marcadavanzali lascito di successive sopraelevazioni, nelle soluzioni d’angolo convesse o scavate, nell’acquisizione nell’abitazione collettiva borghese della rappresentatività del palazzo gentilizio rinascimentale con fronti rigiranti dal disegno unitario e segnati con forza dall’asse di simmetria su cui si aprono ingressi e finestre, un asse di simmetria apparentemente irrecuperabile nel tipo ‘palazzina’ non essendo questo che l’accostamento delle estremità angolari di una casa in linea, una casa in linea contratta, da cui non può risultare che il pieno di un pilastro al centro senza possibilità di mettere porte o finestre (e si comprende il gesto spazientito di Moretti al Girasole) e la formazione quindi non di un’asse di simmetria ma di specularità.
Il ritorno all’architettura minore del neorealismo romano degli anni ‘50 si affranca in Caniggia da un impressionistico e compiaciuto revival non più rivolto agli ‘stili’come nell’ottocento ma alla persiana e al coppo affrontando problemi seri di linguaggio architettonico con franchezza razionale: ad esempio il marcadavanzale è semplicemente elemento imprescindibile della “langue” romana mentre la “parole” caniggiana delle mensole che sostengono l’aggetto del primo piano consente di leggere l’ossatura portante puntuale dei pilastri in calcestruzzo ed esalta una continuità muraria nell’edificio.” G.Galassi




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Maggio 29th, 2008 at 20:10
sono Adelaide Regazzoni Caniggia, vedova di Gianfranco Caniggia.
vorrei ringraziare per avere pubblicato l’articolo di Giancarlo Galassi: articolo inedito e di grande profondità. Ho conosciuto questo giovane architetto al mio corso di architettura degli interni che ho tenuto per molti anni in Facoltà; ho sempre trasmesso nella mia disciplina la teoria imparata alle lezioni di Caniggia e Galassi ha continuato il lavoro di approfondimento; grazie ancora.
Giugno 5th, 2008 at 10:42
Noi ringraziamo lei per l’attenzione. Segnalare la presenza di un edificio “d’autore” ai nostri concittadini, in un territorio periferico così scarso di qualità e spesso anche di semplice “dignità” architettonica, ci è sembrato un atto dovuto.