La visita agli scavi
Un gran numero di cittadini si sono ritrovati, venerdì 13 giugno, all’ingresso degli scavi dell’area archeologica per poterli apprezzare e conoscerne il destino, ammesso che un futuro sia ipotizzabile. L’Assessore ai Lavori Pubblici Malavolta per il Comune di Ciampino e il Dott. Betori per la Soprintendenza hanno introdotto la visita ripercorrendo, ognuno per la sua parte, l’iter dell’opera che si sta realizzando. Nonostante le domande pervenute dal pubblico non è risultato chiaro quando e se siano stati eseguiti approfonditi sondaggi archeologici preliminari e perchè non sia stato messo in opera un progetto alternativo che tenesse in debito conto quanto stava per emergere, visto che la presenza di “qualcosa” era comunque considerata molto probabile, se non certa, già da tempo. Forse non ci si è resi conto dell’estensione e della rilevanza dei manufatti? Oppure è stato comunque giudicato, anche dalla Soprintendenza, prevalente, costi quel che costi, l’interesse dell’opera pubblica così come era stata progettata?
Non ci è sembrato di cogliere da parte di entrambi una disponibilità a modificare il progetto esecutivo del sottopasso, affinchè si possa garantire in maniera adeguata la salvaguardia di quanto è oggi sotto gli occhi di tutti. Le decisioni prese, per come sono state illustrate, lasciano quantomeno perplessi e sarebbe opportuno, a nostro parere, che vengano ridiscusse. Un’assemblea cittadina alla presenza di tutte le parti interessate sarebbe auspicabile, per poter capire meglio quanto non è stato possibile approfondire, per ragioni di tempo, in questa sede e per poter magari avanzare delle proposte alternative. La soluzione concordata tra il Comune di Ciampino e la Soprintendenza consiste infatti in un tentativo di salvare ”capra e cavoli”. Il tentativo è apprezzabile ma tuttavia non convince, dato che si perseguono modalità che credevamo, forse per nostra colpevole disinformazione, definitivamente bandite dal dibattito culturale e interdisciplinare che sottende questi argomenti. Si parla infatti di smembrare l’insieme, prevedendone in parte l’interramento, in parte la ricollocazione-musealizzazione in area limitrofa e in parte il mantenimento in superficie. Non possiamo evitare di chiederci quale sia il senso di tutto ciò, visto che così facendo non sarà mai più possibile rileggere il complesso nella sua integrità spaziale e contestuale. Un pezzo di muro ricostruito in un cortile, sia pure corredato da esaurienti pannelli illustrativi, potrà mai restituirci la potenzialità evocativa di un luogo tanto permeato di vita e di storia? Cosa mai potranno raccontarci quattro sassi, simili a migliaia di altri, una volta estirpati dal loro contesto originario? Non sarebbe il caso di fare qualche sforzo in più per poter restituire il giusto ruolo a quanto era stato fin qui fortunosamente preservato dal buio dei secoli nelle profondità della terra? Ne avvertiamo un gran bisogno, soprattutto per la nostra particolare situazione di territorio metropolitano periferico, privo di qualità e spesso anche di semplice dignità architettonica.
I cittadini di Ciampino, asfissiati da inquinamenti di tutti i generi, assordati da rombi di aerei che sfrecciano a pochi metri dalle loro teste, intrappolati da un traffico che non trova sbocchi, intristiti da cemento diffuso e cronica carenza di bellezza e armonia, non avrebbero diritto pure loro a una piccola oasi di pace e riflessione, utile a riportare la mente indietro nei secoli, a quando questo nostro martoriato territorio era caratterizzato da equilibri naturali e antropici completamente diversi? Questa aspirazione ha un qualche diritto d’asilo o dobbiamo proprio sacrificare tutto al pragmatismo più semplicistico, all’utilitarismo, alla ragion di Stato…pardon… di Comune?

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Giugno 16th, 2008 at 13:45
Segnalo l’articolo di Carlo A. Bucci, riguardante la cisterna romana ritrovata a Ciampino nell’ambito dei lavori del sottopasso dell’Acqua Acetosa.
“Cercavano il fondo della vasca e i canali per lo scolo delle acque. E si sono trovati davanti il corpo di una fanciulla, fasciata da un panneggio mosso che evidenzia le forme aggraziate della ragazza: bellissima, anche se scempiata e mutilata dalla furia dello scalpello. Accanto, il pezzo di un sarcofago istoriato. Poi cippi, iscrizioni e altari funerari dell´antica via Castrimeniense che porta a Marino. Ma, soprattutto, decine di frammenti di un tempio in peperino che Rodolfo Lanciani nell´800 già doveva constatare come scomparso. E i cui capitelli, fregi dorici, lesene e basi dirute, erano andati invece a finire da secoli nel “butto” lì vicino. Ossia la gigantesca cisterna di inizi primo secolo dopo Cristo appena ritrovata a due passi dalla ferrovia che attraversa Ciampino. Un vasto spazio trapeziodale, con 23 pilastri emersi dal fango, che gli archeologi della Soprintendenza del Lazio hanno riportato alla luce a partire da ottobre (dopo i sondaggi del 2004) nell´ambito dei lavori decisi dal Comune di Ciampino per il sottopasso che eliminerà il passaggio a livello.
Siamo in località Marcandreola. A un passo dai casali cinquecenteschi dei Colonna, dalla via dei Laghi e dall´aeroporto. E a poche decine di metri dalla villa di Quinto Voconio Pollione (II sec. d.C.), spogliata nell´Ottocento delle sue statue più belle (sileni, atleti, veneri) andate ad arricchire il mercato internazionale e il Landesmuseum di Karlsruhe. Una villa sepolta oggi sotto villini e villette. «Si pensava che della dimora patrizia non rimanesse più nulla. E invece, facendo i sondaggi in un terreno privato, un anno fa abbiamo trovato le propaggini della pars rustica, oltre a una sepoltura in pozzetto molto precedente, dell´XI secolo» spiega Alessandro Betori, responsabile per la Soprintendenza dello scavo eseguito dall´archeologa Agnese Fischetti.
Fu forse proprio per la posa dei binari nel 1856 che il tempio in peperino venne demolito. Mentre i resti delle tombe finirono nella cisterna quando nel ‘500 la zona fu destinata a orti. «Edificio pubblico per usi agricoli, la cisterna si appoggia a un muro in opera quadrata del quinto secolo a.C. che serviva per irreggimentare le acque di un rivo o di un torrente ora scomparso». Il muro corre anche sotto il liceo costruito negli anni Ottanta e rispunta, più in basso, nella fossa del sondaggio eseguito nel terreno dove sorgerà un altro, ennesimo insediamento residenziale. «Dei 40 metri di superficie muraria, almeno 10 rimarranno a vista e saranno visitabili» assicura Betori.
E la cisterna, che fine farà? «D´intesa con il Comune di Ciampino - sottolinea la soprintendente archeologa del Lazio, Marina Sapelli Ragni - verrà fatta una parziale musealizzazione della struttura, in modo che l´esterno dei muri perimetrali restino in vista testimoniando i volumi dell´edificio». Buona parte della cisterna dovrà insomma, finito lo scavo, essere interrata. E per i frammenti del tempio in peperino gettati nel “butto”, «si profila l´ipotesi di una collocazione e, dove possibile, della ricostruzione, all´interno di uno spazio comunale qui a Ciampino».
Art. di Carlo Alberto Bucci
Pubblicato da: La RepubblicaRoma.it in data 22 Febbraio 2008
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