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Nucleo Architetti Ciampino
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Archive for the ‘Ambiente&Territorio’

“PTPG”: un “Piano” condiviso sconosciuto a molti.

Gennaio 26, 2008 By: Luigia Ardingo Category: Ambiente&Territorio No Comments →

Copertina_PTPGSul sito della Provincia di Roma si legge che il “Piano Territoriale Provinciale Generale” (PTPG) è il risultato di “un processo lungo e laborioso di condivisione con il territorio”.  Per i disinformati (siamo in tanti), il “processo di condivisione”  è stato avviato nel dicembre del 2004, all’interno di Agenda 21 della Provincia di Roma e si è concluso il 30 Marzo 2007. In questa data, lo schema del PTPG è stato esaminato dalla Giunta Provinciale e successivamente, il 18 Giugno 2007, presentato in  Consiglio per l’adozione.
Sempre dal sito della Provincia si apprende che il “Consiglio è stato sospeso e nei mesi di Luglio e Ottobre 2007, sono stati convocati singolarmente tutti i Comuni della Provincia per verificare il grado di conoscenza della proposta di Piano e delle Norme Tecniche. Ed ancora, “il Consiglio Provinciale riprenderà e concluderà l’esame dello schema di Piano dopo le festività natalizie per dar luogo ai successivi adempimenti amministrativi previsti dalla Legge 38/99”.
Riepilogando, si attiva un processo partecipativo sul “PTPG” inclusivo di una rappresentanza “allargata e qualificata” di cittadini singoli e/o associati, di Amministratori dei Comuni della provincia e quest’ultimi, tra luglio ed ottobre 2007, si convocano singolarmente per verificarne il grado di conoscenza della proposta! Dato che i Comuni, con i loro rappresentanti, sono tra gli ”attori“ che hanno elaborato lo schema di “Piano”, perché “verificarne il grado di conoscenza”?
Volendo interpretare questo passaggio come momento di confronto della proposta con le amministrazioni, non capiamo perché la “verifica di conoscenza” è invece assente con i cittadini delle singole comunità locali. La norma vorrebbe che, prima dell’adozione, un progetto elaborato all’interno di un processo partecipato debba essere condiviso con la popolazione, attivando Assemblee aperte a tutti e nel caso specifico del “PTPG”, in tutte le realtà coinvolte dal Piano.
Trattandosi di un processo di condivisione riteniamo sia giusto chiedere chiarimenti all’A.C. di Ciampino, sulla partecipazione ai tavoli di lavori, sulle eventuali osservazioni fatte al Piano e infine, sulla mancata informazione ai cittadini dell’elaborazione e adozione di uno strumento urbanistico sovra-comunale che, con uno scenario al 2015, pianifica l’area metropolitana dei Castelli Romani.

Per approfondimenti sui contenuti del PTPG in fase di adozione, si rimanda al sito della Provincia di Roma. ind.gif http://ptpg.provincia.roma.it:8080/index.jsp          

 Arch. L. Ardingo
(Coordinamento NucleoArchitettiCiampino)

 

“Ciampino città dell’efficienza energetica”

Gennaio 24, 2008 By: Luigia Ardingo Category: Ambiente&Territorio No Comments →

“Ciampino città dell’efficienza energetica” è un progetto del Pacchetto Ambiente 2008, di cui non si conosce nulla. Quali siano le azioni che verranno avviate per far si che la città sia così denominata, è un mistero per molti cittadini.

La richiesta di maggiori informazioni sul progetto ritengo sia fondata, in quanto, solo pochi mesi fa da queste pagine, lodavamo l’efficienza di alcune amministrazioni comunali nel perseguire politiche energetiche locali e segnalavamo l’inefficenza della nostra amministrazione. Una denuncia fatta non per fare critica sterile ma per sollecitarne l’avvio. Nel mese di Luglio, infatti, abbiamo trasmesso agli assessorati competenti in materia un documento con azioni da intraprendere al più presto e, in questo, sottolineato l’importanza di quella finalizzata all’informazione (rivolta a cittadini, associazioni, imprese edili, tecnici, ecc) per il perseguimento degli obiettivi.

Si apprezza il “lavoro organico” svolto tra i tre assessorati in materia di “etica ambientale, mobilità sostenibile, risparmio energetico e di ottimizzazione delle risorse per il rispetto della salute di tutti i cittadini” ma, per la mancanza di informazioni sui contenuti di alcuni progetti adottati, risulta difficile esprime un giudizio su tutto il Pacchetto Ambiente. L’unica valutazione esprimibile è quella dell’inefficacia, in termini di ritorno di miglioramento della qualità dell’aria, dell’istituzione del divieto di circolazione alle auto per un solo giorno della settimana con le modalità stabilite dal nuovo decreto.

In attesa di una seria programmazione degli interventi, di una vera politica di stategie integrate mirate ad ottimizzare le risorse nel lungo periodo e, infine, di conoscere nel dettaglio tutte le azioni del Pacchetto Ambiente 2008, di questo, si propone la lettura cosi come fornito dall’A.C.

ind.gif Pacchetto Ambiente 2008

L.A.

Politiche temporali e mobilità urbana

Gennaio 12, 2008 By: Luigia Ardingo Category: Ambiente&Territorio No Comments →

centralinaE’ assodato che il traffico è tra le cause principali dell’inquinamento atmosferico e acustico delle aree urbane: ad alti livelli di inquinamento, si risponde con qualche occasionale blocco del traffico, qualche stop alla circolazione, un po di targhe alterne, un po di rottamazioni e incentivi per l’acquisto di veicoli euro 4. Risultati ottenuti? Aumento delle vendite di auto, livelli di smog che restano stabili o che addirittura peggiorano, aumento del tempo perso per la mobilità in città.

A provvedimenti antinquinamento, adottati per tamponare il superamento dei valori rilevati dalle centraline, sarebbe opportuno affiancare una campagna di sensibilizzazione finalizzata a modificare nella popolazione, sia le abitudini negli spostamenti urbani, sia gli orari di offerta dei servizi. Uno sforzo comune (che coinvolga amministratori, cittadini singoli e associati, enti pubblici e privati) per un obiettivo collettivo di perseguire nuovi modi di vivere la città. E’ questo, un obiettivo il cui raggiungimento ha un iter apparentemente complesso (perché comporta la modifica di abitudini e stili di vita consolidati) ma possibile.
L’incoraggiamento a perseguire nuovi modi di vivere lo spazio urbano, arriva dai risultati positivi ottenuti dalle città che hanno adottato azioni sperimentali in ottica di “politiche temporali urbane”. Queste, si basano su una progettualità di “Piano” finalizzata ad innescare nella mobilità urbana, uno spostamento di attenzione dal metodo di approccio trasportistico e infrastrutturale, verso i cittadini e le diverse condizioni di spostamento. Sono città che, a seguito della Legge n. 53 del 2000, hanno adottato il “Piano Territoriale degli Orari” (PTO) e sperimentato misure per l’armonizzazione degli orari allo scopo di ridurre la mobilità in determinate fasce orarie, di conseguenza le emissioni di gas inquinanti nel settore dei trasporti.

Brevemente si accenna che, il “PTO” è documento di indirizzo e di azioni, descrive le problematiche e le criticità individuate a livello territoriale, definisce i progetti, anche sperimentali, da attuarsi gradualmente nella città. E’ obbligatorio per i comuni con oltre 30 mila abitanti ed è approvato dal Consiglio Comunale su proposta del Sindaco. Quest’ultimo ha il compito di elaborare le “Linee Guida” (attraverso forme di consultazionie con le altre Amministrazioni pubbliche, le parti sociali, le associazioni e gli organismi dei cittadini), di promuovere accordi con le componenti del tavolo di concertazione e di emettere le ordinanze per l’attuazione del Piano.

Le esperienze italiane di adozione di PTO hanno affrontato il tema della mobilità secondo tre modalità:

  • diluire in alcuni momenti della giornata/settimana/mese il traffico in aree urbane congestionate, agendo sul trasporto pubblico, sulla desincronizzazione degli orari scolastici e degli uffici aperti al pubblico di enti o società private. Provvedimenti presi in tal senso hanno ottenuto risultati positivi rispetto all’obiettivo di abbattimento delle punte di traffico in determinate fasce orarie giornaliere.

  • Costruzione di “patti della mobilità”, cioè di accordi formali e negoziabili con attori pubblici e privati produttori di “orari urbani vincolati” verso una offerta diversificata degli stessi.

  • Strategie d’azione orarie mirate a prestare attenzione ai calendari della vita sociale, di apertura delle attività, dell’apertura di cantieri su aree pubbliche e, infine, di ridisegno fisico degli spazi aperti alla sosta e all’attesa.

Si tratterebbe dell’adozione di strategie integrate, flessibili e condivise, finalizzate a modificare tempi degli spostamenti, a disincentivare l’attraversamento del territorio ai veicoli, ad incentivare l’uso di mezzi pubblici e la realizzazione di aree di sosta. E’ questo ciò che si propone per avviare, nella nostra città, un cambiamento culturale nella gestione/utilizzazione dei servizi e dello spazio urbano. Una proposta per una programmazione di Piano in materia di mobilità urbana, concordata, che ponga fine a situazioni contradditorie, di divieti e di servizi pubblici negati ai cittadini. Non ci illudiamo che un tale approccio possa essere completamente risolutivo di tutti le questioni legate alla mobilità nel nostro territorio che, come ben sappiamo, è attanagliato da pesanti problemi strutturali e da un consistente traffico di attraversamento condizionato da dinamiche esterne ai confini comunali, ma pensiamo che alcuni interventi mirati nell’ambito delle politiche temporali possano comunque contribuire a mitigare qualche disagio.

Arch. L. Ardingo
(Nucleo Architetti Ciampino)

A proposito di P.P.A e sostenibilita’

Giugno 16, 2007 By: Marina Veneri Category: Ambiente&Territorio No Comments →

Il nostro comune sta entrando in una fase di grandi novità per quanto riguarda l’assetto del territorio.

L’amministrazione comunale aderisce ad “agenda 21”, programma base per un’ipotesi di sviluppo sostenibile. Nello stesso tempo, dopo quasi 10 anni dalla sua adozione, diventerà effettivamente operativo il nuovo P.R.G. e dopo “avanti tutta” e “marcia indietro” su argomenti chiave del Piano, e con molti aspetti ancora da chiarire, primo tra tutti l’IGDO, si attende l’approvazione del Piano Pluriennale di Attuazione.

E’ questo uno strumento molto importante perché programma l’attuazione del piano; in pratica dovrebbe essere lo strumento che consente di crescere alla città in modo armonico: infrastrutture, servizi, abitazioni, possibilmente con questo ordine di priorità.
L’esperienza vissuta con il precedente Piano ci ha mostrato una città che è cresciuta con l’ordine esattamente inverso, è stata completata la crescita abitativa prevista ma non sono stati realizzati servizi e infrastrutture, se non in piccola parte e comunque in quantità ben lontana da quei parametri previsti dal piano; le strade a servizio di una cittadinanza ormai triplicata sono quasi le stesse della data di adozione del 1° piano regolatore di Ciampino: il 1978. Se non vogliamo che l’infrastruttura più significativa di Ciampino, in attesa del sottopasso dell’Acqua Acetosa, sia la rotonda di Via Kennedy, non bisogna dimenticare proposte e programmi già in agenda, come la tangenziale all’aeroporto, l’interramento delle ferrovie, i collegamenti tra i quartieri; questi progetti sono ancora nei programmi dell’Amministrazione? Certamente Ciampino è una città di attraversamento ma viene attraversata quotidianamente anche dai suoi cittadini che non hanno alternative al trasporto privato.

Questo delle strade è solo uno degli aspetti, forse il più evidente e il più coinvolgente dello sfasamento tra crescita delle abitazioni e ritardo nella realizzazione dei servizi.

E comunque, nonostante la sua importanza, il PPA (Piano Pluriennale di Attuazione) è un po’ considerato solo la porta che dà la possibilità di edificare su tutte quelle aree, che con il nuovo piano sono tornate ad essere edificabili, è l’ultimo ostacolo che deve cadere prima della ripresa edificatoria della città.

Se “agenda 21” è anche sviluppo sostenibile e migliore qualità della vita in generale, dobbiamo dare significato a queste parole ed è fondamentale comprendere che occorre partire proprio da scelte di urbanistica sostenibile dove la sostenibilità non può essere l’esplosione della città che continua a sottrarre spazio al territorio dando vita ad una continuità edificata senza forma, identità, senza strutture e servizi. Sviluppo sostenibile è avviare il risanamento da dentro la città, recuperando i suoi buchi neri con delle corrette scelte di localizzazione.

Se i Piani Pluriennali di Attuazione sono lo strumento che nel tempo programma lo sviluppo della città, occorre che la crescita già prevista dal PRG, sia per lo meno bilanciata da interventi pubblici che insieme alle lottizzazioni convenzionate, frutto di progetti privati, siano tra loro coordinati e programmati in modo che i singoli piani si possano incasellare in celle strettamente collegate dove ci possa essere il confronto tra le istanze di sviluppo e di tutela del territorio, tra l’interesse del particolare e il perseguimento di obiettivi comuni.

A me pare che di PPA non ne parli nessuno.

 

Arch. Marina Veneri

Associazione “NucleoArchitettiCiampino”

 

Cominciamo a parlare di urbanistica sostenibile

Giugno 15, 2007 By: Cinzia Casalvieri Category: Ambiente&Territorio No Comments →

fotonac1.jpg

Negli ultimi decenni , a partire dagli anni ’70, il dibattito sul tema della sostenibilità ambientale è stato di carattere interdisciplinare e ha coinvolto studiosi, organizzazioni internazionali e movimenti di opinione. Si è giunti a formulare il principio di sviluppo sostenibile , sancito per la prima volta dal Rapporto Brundtal nel 1987, ossia: “ lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”.
Nel 1992, durante la Conferenza tenutasi a Rio de Janeiro su “Ambiente e Sviluppo”, 170 paesi di tutto il mondo aderiscono ad Agenda 21, documento programmatico su ambiente, economia e società. A partire da questo momento il modello socio-economico basato esclusivamente sul Prodotto Interno Lordo (PIL), come indicatore di efficienza di un Paese, viene messo in discussione a favore di un modello basato invece sul Prodotto Interno Netto Ecologico (PINE). La “Campagna Europea Città Sostenibili”, scaturita dalla Conferenza di Aalborg, tenutasi in Danimarca nel 1992, in Italia si concretizzerà nel 1999, a Ferrara, con la nascita del “Coordinamento Nazionale Agende 21 locali”. Un ruolo decisivo è riconosciuto alle amministrazioni locali nell’attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile, basate sul principio che l’insieme dei sistemi naturali e artistico-culturali presenti sul territorio costituiscono capitale di primaria importanza. Si ribadisce che i temi legati al governo del territorio debbano implicare innovazione di procedure e contenuti nelle decisioni relative alla pianificazione, passando attraverso la partecipazione informata dei cittadini nei processi di trasformazione urbana.

Alla luce di questi concetti, quali sono le implicazioni propriamente urbanistiche nella gestione dell’ambiente urbano? Una prima conseguenza è il superamento del principio di “espansione regolata della città”, che appare fortemente riduttivo e inadeguato, in favore della tutela dell’integrità fisica del territorio. Ne deriva il concetto che la crescita insediativa non può passare attraverso ulteriori consumi di suolo. Il soddisfacimento della sommatoria di interessi compositi, anche se legittimi e rilevanti, non è sufficiente a soddisfare la funzione sociale, collettiva e ambientale di un piano, a qualsiasi livello, per cui la negoziazione sugli interventi di tipo ambientale non è detto che sia sempre possibile e legittima.Da ora in poi la qualità delle politiche urbanistiche si misurerà sulla loro capacità di :

  1. favorire meccanismi di riproducibilità delle risorse naturali
  2. garantire la riduzione di consumo del suolo
  3. limitare al minimo la realizzazione di nuove strade potenziando il trasporto pubblico
  4. migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua
  5. salvaguardare i sistemi naturali
  6. interrompere i processi di abusvismo

In sintesi, il sistema di pianificazione dovrà essere basato sulla capacità di ogni regione di produrre nel rispetto del Prodotto Interno Netto Ecologico. Sia a livello normativo che culturale è ora di abbandonare definitivamente il concetto ormai obsoleto di “utilizzo” del territorio in favore di un governo dello stesso basato sulle sue “vocazioni” naturali e culturali.

Nonostante la marginalità delle tematiche ambientali nella pratica urbanistica italiana di tipo “tradizionalista”, anche nel nostro Paese non sono mancati esempi noti e meno noti, a partire dagli anni ’60 e ’70, di particolare attenzione verso gli aspetti qualitativi del territorio, sebbene limitata ad alcuni elementi peculiari come: centri storici, preesistenze, adiacenze dei centri urbani, sistemi collinari e paesaggio agrario. Senza pretendere di volere essere all’avanguardia nelle politiche urbanistiche di nuova generazione, si può ragionevolmente dire che lo stesso sia avvenuto o stia avvenendo nel nostro territorio? Che cosa è stato fatto o si sta facendo per ridurre il consumo di suolo o per salvaguardare il nostro sistema collinare?

Per approfondimenti:

ind.gif http://www.assa-cee.org/asUrbanistica.htm

ind.gif http://www.cittasostenibile.it/

ind.gif http://www.unifi.it/urbanistica/CMpro-v-p-293.html

 

Arch. V. Casalvieri
Associazione “NucleoArchitettiCiampino”