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Nucleo Architetti Ciampino
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Archive for the ‘Qualità urbana’

La città: bene comune

Gennaio 05, 2008 By: RedazioneNAC Category: Qualità urbana No Comments →

Tratto da: La citta: bene comune
A cura della Libera Università di donne e uomini “Ipazia”

“Il concetto di territorio non serve solo per circoscrivere un’area più o meno omogenea con al centro la città, ma rappresenta la materialità dei ‘luoghi’ attraverso cui passa la costruzione di una società: rapporti, relazioni, rappresentazioni. Ecco perché un progetto di città è un progetto di territorio e viceversa; ecco perché gli esiti dell’interazione progettuale non riguardano solo le modalità di sviluppo e di organizzazione del territorio, ma le prospettive di costruzione e di ‘fare società’. Il territorio infatti è una rete di soggetti politici e sociali, ossia di soggetti progettuali. Il progetto della città è un processo creativo che richiama l’attenzione sull’articolazione e sulla ricchezza della realtà, dello spazio, delle relazioni sociali: esperienze, memorie, emozioni che costruiscono una ‘identità relazionale’, mutante, plurale in continuo confronto/conflitto con ogni altra identità. Vedere la struttura sociale come sistema stratificato e intrecciato di relazioni è il punto di partenza e di arrivo per una pianificazione come funzione permanente del territorio e come interazione sociale fra tutti i soggetti che vi agiscono. Con questa diversa prospettiva il territorio può tornare ad essere il ‘luogo’ della ricostituzione del tessuto sociale”.

“Il piano diventa così il prodotto di una pianificazione capace progressivamente di ripensare se stessa perché non causa ed effetto di una proceduralizzazione amministrativa (il piano come regolazione e mediazione tra poteri e interessi), bensì capace di spostare l’attenzione sul carattere dei processi e sui soggetti che vi partecipano. Ecco che allora il piano diventa l’occasione per ricostruire un tessuto sociale attraverso l’interazione di tutti i soggetti, insieme alle istituzioni, recuperando il significato perduto della politica come relazione, confronto, conflitto. Così facendo il piano diventa un momento della pianificazione stessa come interazione sociale di tutti i soggetti che agiscono sul territorio e non solo del tecnico, dell’amministratore e dell’immobiliarista: al centro non vi sono più solo gli strumenti, ma le problematiche dello sviluppo e dell’ambiente, l’azione e le politiche dei soggetti coinvolti. In questa prospettiva non è più il piano in sé ad essere oggetto di elaborazione, ma è il territorio stesso tramite e attraverso i soggetti che vi abitano e interagiscono. Il piano diviene così un momento del complessivo processo di pianificazione, un momento di formalizzazione del processo (progressivo e continuo) di riappropriazione culturale del territorio. E’ questo il tratto distintivo dello «sviluppo locale», che attiva un processo di responsabilizzazione collettiva del proprio patrimonio a sostegno della qualità del vivere (presente e futura), autodeterminazione del proprio modello di sviluppo, costruzione di reti sociali e produttive in grado di organizzarsi e relazionarsi criticamente e in autonomia con le reti globali. 

I concetti di qualità urbana, di sviluppo sostenibile, di ecologia della vita quotidiana sono ovunque sempre più annunciati ma raramente tradotti in coerente azione pubblica. La qualità urbana è qualità d’insieme e non la si raggiunge se non si tenta di governare insieme le diverse parti che compongono la città e i suoi diversi aspetti: da quelli formali a quelli funzionali. E’ per questo che la qualità è raggiungibile solo mediante la tecnica della pianificazione urbanistica: una tecnica, un metodo, una procedura che considerando il territorio urbanizzato come un sistema, vuole governare le trasformazioni valutando gli effetti che ogni intervento esercita sull’insieme. Perciò l’urbanistica contrattata è l’elusione della pianificazione. Se gli amministratori cercano oggi la scorciatoia dell’intesa con la proprietà è spesso perché non prendono in considerazione la possibilità di regole nuove e più efficaci anche perché l’impegno rigoroso e costante, necessario per costruire una politica della pianificazione, paga meno e meno rapidamente dell’accordo raggiunto con un potentato economico. Si tratta comunque di un atteggiamento che non solo rende gli amministratori esposti al sospetto e al rischio della corruzione ma li rende rinunciatari rispetto ai reali interessi collettivi di qualità e funzionalità urbana. Non basta però limitarsi a denunciare un simile atteggiamento. Occorre invece riflettere sulle sue cause.”

 

Commissione Edilizia: proposta al Sindaco

Giugno 26, 2007 By: Luigia Ardingo Category: Qualità urbana No Comments →

Con lettera inoltrata al Sindaco di Ciampino, proponiamo all’Amministrazione Comunale il mantenimento della Commissione Edilizia con funzione di “organo tecnico consultivo garante della qualità architettonica e ambientale”.

A tale fine, chiediamo un confronto con il Sindaco, l’Assessore all’urbanistica, i tecnici degli uffici preposti, i componenti della C.E. stessa e chiunque ne abbia interesse, affinchè le decisioni che l’A.C. si appresta a prendere siano affrontate in piena consapevolezza e convinzione.

 

Commissione edilizia: addio!

Giugno 05, 2007 By: Luigia Ardingo Category: Qualità urbana No Comments →

Non è nostra intenzione polemizzare sull’eventuale abolizione della commissione edilizia del Comune di Ciampino (Del. G.C. del 29-05-2007), in quanto, ogni Comune al fine di conseguire risparmi di spesa, con provvedimento da emanarsi entro sei mesi dall’inizio di ogni esercizio finanziario, individua gli organi con funzioni amministrative ritenute indispensabili per il perseguimento dei fini istituzionali dell’amministrazione (art. 41 Legge n. 449/1997).
Fatto sta che con la delibera sopra menzionata, il Consiglio comunale pone la commissione edilizia tra gli organi non più indispensabile all’Ente, impegnandosi a rivederne le competenze  “attribuendole, mediante modifica del Regolamento edilizio, funzioni e pareri in ordine alla sola tutela dei vincoli“.
In pratica, attribuendogli la funzione che esercita la Commissione Edilizia Integrata (organo questo che esprime parere obbligatorio nei procedimenti che riguardano le trasformazioni urbanistiche ricadenti nelle zone assoggettate a vincolo paesistico-ambientale), la Commissione Edilizia è abolita: le sue competenze sono ben diverse e, in qualità di organo consultivo, dovrebbe esprimere parere in merito agli aspetti qualitativi, formali e d’inserimento nell’ambiente, nei procedimenti che riguardano le trasformazioni urbanistiche e edilizie del territorio.Allo stato attuale, porsi il problema del mantenimento o no della commissione edilizia è naturale dato che, negli anni, la normativa di settore ne ha modificato il ruolo e la funzione. Infatti, fino all’entrata in vigore del Testo Unico in materia di edilizia (D.P.R. n. 380 del 2001) la sua funzione costituiva un momento obbligatorio nell’assetto organizzativo degli Enti locali. Dal 2001 tale obbligo non sussiste più, in quanto, l’art. 4 del D.P.R 380/2001 ha stabilito che è facoltà del Comune istituire la commissione edilizia,  rimandando al regolamento edilizio locale la determinazione delle funzioni che è chiamata a svolgere e la natura del parere, se vincolante oppure no  (art. 20, comma 3, T.U. n. 380/2001).
In definitiva, l’atto di soppressione è dovuto salvo che la commissione non è riconosciuta “indispensabile” all’Ente stesso: gli organi non scelti sono soppressi e le relative funzioni sono attribuite all’Ufficio che ha la competenza nella materia affidata all’organo consultivo.
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