… e l’IGDO fu provvidenziale!
“Olim iuvabit meminisse … ” Virgilio
Certo gioverà ricordare la voce dei testimoni di un tempo.
Era il 1956 quando,
giovane universitaria approdai a Ciampino col papà
capostazione e tutta la mia numerosa famiglia abruzzese.
Scarsa l’attenzione di allora per l’enorme
costruzione che si affiancava alla Chiesa del Sacro Cuore: solo un’ala sul
retro attirava lo sguardo.
Sembrava un pezzo dei bassi di Napoli: panni stesi al sole e bimbi giocosi e
sorridenti negli scarsi spazi disponibili. Erano gli sfollati che ancora
occupavano quelle stanze.
I
ricordi vengono messi a fuoco con maggiore precisione a
partire dal ‘60/ ’61, quando cominciai a fare le prime supplenze nell’unica –
allora- Scuola Media (
Solo
a partire dal 1968, tornata finalmente a Ciampino dal
Nord e ormai docente di ruolo nella Scuola Media, la mia conoscenza dell’Igdo divenne diretta, analitica e intensamente vissuta.
L’esplosione
demografica era in atto: le vigne e le casette (compresa quella che, nel
frattempo, i miei genitori avevano comprato in via
Francesco Baracca) intorno a Piazza della Pace –e non solo lì- erano scomparse
per fare posto ai condomini, per fortuna non enormi, che vediamo oggi.
L’edificio
delle Clarettiane non bastava più ad accogliere i
bimbi in età scolare, diventati molto numerosi.
Il
nostro comune non era autonomo: l’amministrazione di Marino andava “rincorsa”
per ottenere quanto necessario.
Ero
allora – e lo sono restata per 10 anni – la vicepreside della “C.Alvaro” cioè la factotum di
tutti gli impicci scolastici, burocratici e no.
Ricordo
con una certa angoscia, i lunghi bivacchi di attesa
presso la sede comunale, il Palazzo Colonna di Marino, per ottenere qualche
aiuto, qualche soluzione ai tanti problemi che a scuola esplodevano come era
esploso l’aumento della popolazione.
Erano
i tempi quelli (fine anni ’60, inizio anni ’70), delle
classi “differenziali” – che accoglievano i ragazzi oggi definiti diversamente
abili – ; delle classi di “aggiornamento” (previste per la 1^ e 2^ media),
istituite per gli alunni “difficili”, 2caratteriali”, con accumuli di ripetente
o recuperati al drop-out.
Il
vecchio edificio dell’Igdo ospitava, ancora, qualche
sfollato, ma soprattutto i Padri dell’Istituto Gesù
Divino Operaio (don Graziano, don Carlo, etc., nostri colleghi a scuola per l’insegnamento
dell’Educazione Religiosa) e qualche ragazzo del convitto.
Nonostante
questi residui di ospiti fissi (e non ancora per
molto) restavano. Al piano terra e al primo piano, liberi e perfettamente agibili, numerosi locali della parte
dell’Istituto che apre in via 2 Giugno.
Non
fu facile ottenerli.
Per
un certo periodo la nostra scuola – che nel frattempo aveva aperto anche una
succursale, in un appartamento di via Gorizia che
ospitava tutto il corso I – funzionò su ben tre turni di lezione!
Quello centrale andava dalle 11,30 alle 15,15. Ero
incaricata di stendere l’orario delle lezioni e, nonostante gli sforzi, non si
riusciva a garantire agli alunni più di quattro delle cinque ore giornaliere
previste.
Le
nostre insistenze raggiunsero finalmente lo scopo. Ottenemmo tutto il piano
terra e parte del 1° piano dell’Igdo.
Fu eliminato almeno quell’orrido terzo turno e gli
alunni ebbero, finalmente, tutte le ore di lezione.
Ho
un ricordo bello e solenne dell’Igdo: i locali
freschi e silenziosi; i larghi corridoi, magnifici per fare ricreazione; i
pavimenti che sapevano di antico; la cappella interna,
dove gli alunni poterono ascoltare qualche concerto…
Sì
l’Igdo, la cui esistenza fu, in quel periodo,
veramente provvidenziale, rappresenta un pezzo di storia, per tanti Ciampinesi.
M. Teresa Cipriani